MENU

Diario in Comune

 

 
25 APRILE 2013

Una delle parole che caratterizzano il 25 Aprile è RICORDARE e TRASMETTERE LA MEMORIA.
L'ANPI si caratterizza anche per questo importante compito e la vogliamo ringraziare. Ci mostra quanto sia importante il desiderio di condividere valori e sentimenti. E il racconto delle storie e delle vite personali diventa veicolo della condivisione: non c'è memoria senza racconto, cioè senza la possibilità di trasmetterla.

Trasmettere la memoria, individuale o collettiva, non è un semplice esercizio intellettuale: significa costruire relazioni fra persone e generazioni. Persone che hanno vissuto e generazioni che devono costruire la memoria.
Il 14 aprile siamo andati con l'ANPI a Sestri Levante a ricordare un nostro cittadino, partigiano, Arturo Arosio, fucilato nel 1945, poco prima della Liberazione
Ricordare significa anche trasmettere attraverso i sentimenti personali (ad esempio quelli espressi dalla lettera che Arturo Arosio ha scritto prima di morire) idee e valori che tutti noi, generazioni diverse, abbiamo il compito di preservare e difendere.

Arturo ci scrive: "Muoio contento di aver fatto il mio dovere di vero soldato e di vero italiano". Aveva 20 anni!!

La parola DOVERE oggi è lontana, parola "antica". Spesso, davanti ad una legge, ad un regolamento, ad un impegno, si sente dire "ho fatto il furbo", "io faccio ciò che voglio", mettendo al primo posto l'interesse personale piuttosto che il rispetto e la responsabilità collettive.

Una seconda parola è: IMPEGNO

Siamo di fronte ad una eccezionale situazione di crisi economica e sociale di enorme gravità, che si accompagna ad una grande crisi della politica e della morale. Anche ad un'emergenza sociale: corruzione, criminalità organizzata.
La politica non riesce a trovare risposte e soluzioni adeguate per garantire stabilità e governabilità.

La Costituzione ci impone di mettere al centro di ogni azione il Bene comune e il fondamento del sistema del lavoro. Abbiamo bisogno di un governo in grado di prendere provvedimenti immediati per intervenire sulla grave emergenza sociale del lavoro, sulla moralizzazione della politica e della vita pubblica e in grado di contrastare ogni pericolo di deriva antidemocratica e autoritaria.

Dobbiamo riallacciare il rapporto di fiducia con i cittadini. Dobbiamo ripartire dai punti fermi della Costituzione.
Abbiamo davanti dei segnali che ci impongono di CAMBIARE, nei contenuti della politica, nella vita della società.

Occorre la partecipazione dei cittadini e l'impegno di tutti per uscire da questa crisi. Superare la logica dell'interesse personale e di partito.
Occorre che la politica torni a fare il suo mestiere, e a farlo nella sua accezione più nobile prima che il paese affondi, che sia all'altezza della sfida, capace di raccogliere ed esprimere la necessaria coesione del paese.

Questo noi ci aspettiamo, ma la realtà appare molto lontana: incapace di uno sguardo alto e di un respiro profondo, intenta a salvaguardare se stessa piuttosto che pensare a scelte dettate dall'interesse generale.

Terza parola: CAMBIAMENTO

RINNOVAMENTO che non deve essere distruzione, ma volontà di costruire, partendo dal confronto, da ciò che unisce, dal valore al lavoro, alla solidarietà, alla dignità della persona, allo spirito di servizio, alla morale e alla equità nella politica, nelle istituzioni, nella società.

E' impossibile puntare i piedi contro un cambiamento.
La crisi che viviamo è di quelle che lasciano il segno e quando ne usciremo saremo "da un'altra parte" da questa crisi. Occorre però nel frattempo salvaguardare la nostra eredità di valori.
Essere "conservatori" rispetto alla consapevolezza dei beni e del patrimonio ereditato, ma innovatori nella nostra capacità di organizzare concretamente la vita sociale ed economica nei luoghi in cui noi persone "in carne e ossa" viviamo: la nostra comunità.
Pensare ad una crescita che non sia slegata dai valori. Una crescita che sia capace sì di produrre un valore economico, ma che non sia slegata da un valore di senso, di bellezza, di legame.

C'è un'immagine molto forte che ci arriva dal filosofo del diritto Carl Schmitt, costruita sulla metafora "terra - mare". Terra è il luogo della politica, perché si possono tracciare confini, si individuano luoghi, cosa che non è possibile fare nel mare, elemento liquido, instabile, incontrollabile.
Siamo di fronte ora ad un rischio: quello che la terra, la sfida politica - culturale - sociale, sia travolta dal mare tecnologico - finanziario.
La sfida è far emergere la terra umana, culturale e sociale.

Uno dei luoghi in cui si gioca questa sfida è sicuramente il nostro territorio, la nostra città, dove noi possiamo costruire una libertà responsabile: libertà che riconosce l'altro, l'esperienza di cui la vita concreta dell'uomo ha bisogno.
E' il luogo più forte dove si possono realizzare i "beni di comunità". E' il luogo dove è possibile insieme, costruire atti che rafforzino l'economia e la democrazia.

Quando saremo "dall'altra parte" della crisi mi auguro che potremmo dirci soddisfatti ed orgogliosi del lavoro fatto insieme.

Concludo con la poesia di Roversi, partigiano e grandissimo intellettuale antifascista.

Ricordate
ricordateci

noi che la libertà
l'abbiamo inseguita
camminando sul fuoco

noi falciati
sotto cieli violenti di guerra

Ricordateci
ricordate

braci accese sono le vostre vite
per la luce dei vostri pensieri
e per nuove speranze

Le parole degli ultimi versi ci riportano con forza al significato vero di questa giornata e al monito che ci impegna ad essere vivi, accesi, e ci ricorda il sacrificio di tanti perché i nostri pensieri siano limpidi e portatori di speranza.

Buon 25 Aprile: giorno di festa e di riflessione, di coinvolgimento, contro l'indifferenza, il distacco, la rassegnazione.

 
Ultima Modifica: 09/01/2015