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OLTRE LA FAMIGLIA, I SINGLE

 
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Contare fino a uno

La solitudine non è facile, nemmeno da contare: non sono state poche, infatti, le difficoltà per realizzare questa statistica, che voleva indagare qualcosa in più nella presenza crescente dei
nuclei unifamiliari a Lissone.
Alla fine del 2013 nella nostra città le famiglie con un solo componente erano difatti 6.363 su 19.356: quasi un terzo del totale; appena dieci anni prima (2003) eravamo a 4.010 su 14.782,
ovvero il 27%. Vuol dire che ogni anno a Lissone la solitudine guadagna mezzo punto sugli altri modi di vivere; che la metà delle nuove famiglie sono in realtà persone le quali - per scelta o per necessità - abitano da sole.
Con questo, d'altronde, abbiamo scoperto l'acqua calda: nella vicina (e più «cittadina») Monza, ad esempio, le famiglie unipersonali hanno già raggiunto il 36,5%, il doppio rispetto a trent'anni fa e con un notevole balzo in avanti dal 1991, quando peraltro erano già il 21,3%. Di esse, oggi quelle costituite da anziani ultrasessantacinquenni sono ben il 42,3% e quelle fatte di over 75 il 27,6%. Ma crescono pure i single esteri: sempre a Monza le famiglie monopersonali straniere sono 3116, cioè il 15,4 % di quelle con un solo componente e ben il 47,8% del totale delle famiglie straniere.

Il trend, per società e culture come la nostra, sembra dunque segnato: più anziani soli, più stranieri soli, più giovani single, più solitudini «di ritorno», come quelle per separazione o per vedovanza. Ed è logico che una realtà del genere interpelli le amministrazioni: come far fronte alle necessità, crescenti e specifiche, di queste persone che per stato di vita non possono trovare supporti immediati nella loro stessa famiglia? Secondo dati del Settore politiche sociali del Comune di Lissone, ad esempio, gli anziani soli - esclusi i ricoverati in casa di riposo - che ricevono servizi comunali sono 94 (la somma degli aiuti erogati supera il totale perché alcuni anziani godono di più servizi): 47 usufruiscono del Servizio assistenza domiciliare (su un totale di 107 assistiti), 42 ricevono i pasti (su 54 in totale) e 36 hanno richiesto la teleassistenza (su 40 collegamenti).
Ma sbaglierebbe chi confinasse la realtà della solitudine solo alla terza età, magari quella delle vedove. Proprio la ricerca effettuata dall'Ufficio anagrafe di Lissone, infatti, rivela che oltre la metà dei single maschi hanno tra i 30 e i 49 anni: segno evidente di una difficoltà (o di una scelta precisa) degli uomini in quella fascia d'età. E' pure rilevante (quasi mille persone, il 15% delle famiglie unipersonali e il doppio dei divorziati...) la quota dei coniugati che vivono da soli, anche qui soprattutto uomini.
Sono dati da comprendere, dati che comunque fanno riflettere. La solitudine oggi non è più assimilabile a poche tipologie, tutto sommato «casuali» (la morte del coniuge, un celibato dovuto a cause contingenti); sono molto diversificate le ragioni per cui si vive da soli e dunque altrettanto disparati i bisogni che ne scaturiscono e le possibili risposte richieste alle istituzioni. La solitudine insomma non è facile, nemmeno da interpretare.

Roberto Beretta, assessore

 
Ultima Modifica: 12/10/2016