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Diario in Comune

 

3 Febbraio 2017

In memoria di Elisa Ancona

 

Ho provato ad immaginare Elisa Ancona lungo quel viale che porta alla stazione. Ho provato a pensare alle sue paure, al senso di impotenza, al dramma che sentiva sopraggiungere.

 

Ho provato ad immaginare una donna di 80 anni portata via dal luogo in cui si era rifugiata, terrorizzata nel vedere armi e nel sentire urla, forse consapevole che quello sarebbe stato il suo ultimo viaggio.

 

Elisa Ancona non è stata una donna qualunque per Lissone. È stata l'unica ebrea lissonese vittima della Shoah, deportata nel 1944. Uno strazio a fronte del quale la nostra città non può restare impassibile.

 

Si dice spesso che il modo migliore per far sì che qualcosa non ricapiti, sia quello di parlarne alle giovani generazioni. Penso che sia la strada giusta: discuterne, spiegare, raccontare, lasciando anche un segno.

 

Così ho voluto fare: lasciare un segno. Lungo il viale che porta alla stazione, c'è un segno che colpisce tutti noi. Quel viale è da ora dedicato ad Elisa Ancona. Quella targa l'abbiamo scoperta insieme, in occasione della Giornata della memoria.

 

La presenza di due pronipoti di Elisa, oltre alla partecipazione degli alunni delle nostre scuole, ha reso quel momento denso di significato. Sono i fatti che danno valore alle parole. Sono le persone che arricchiscono la comunità.

 

Voglio ringraziare proprio le due pronipoti che con noi hanno condiviso questo straordinario momento. Il loro legame con Lissone, sin qui coinciso col fatto drammatico della deportazione della bisnonna, spero abbia da oggi un senso nuovo. Ho già detto loro che ci rivedremo in Comune insieme ai parenti che, impegnati in viaggi di lavoro, lo scorso 27 gennaio non hanno potuto presenziare alla cerimonia.

 

Davanti alla targa di Elisa Ancona sono state cantate canzoni, abbiamo letto poesie, ci siamo soffermati sulle parole scritte da altri deportati. Abbiamo dato significato ad una scritta.

 

Abbiamo concluso con un gesto, perché i ragazzi hanno giustamente bisogno di toccare "con mano" ciò che gli viene detto: una rosa bianca, candida, con la foto di Elisa Ancona. L'ho consegnata loro personalmente, ma non ho voluto aggiungere altro: è giusto che i ragazzi sviluppino da soli una coscienza critica sui fatti che hanno segnato il secolo scorso.

 

Ogni mattina, i tanti di voi che percorrono quei metri per arrivare in stazione e iniziare una giornata di lavoro, possono alzare lo sguardo verso quella "pietra d'inciampo". Pochi secondi per suscitare riflessioni.

 

Ma, soprattutto, un modo per non dimenticare. Per fare in modo che la Giornata della memoria duri tutto l'anno, e non solo il 27 gennaio.

 

 
Ultima Modifica: 15/03/2017