Diario in Comune

 

22 Novembre 2018

 

25 novembre - Giornata internazionale contro la violenza alle donne

 

Una data simbolo.

 

E' però quotidianamente che noi ci scontriamo con violenza sulle donne, violenza che sfocia anche nei femminicidi.

 

Si parla di fenomeno esplosivo, si è cercato negli anni scorsi e si continuano a portare avanti progetti di tutela e di supporto, centri rifugio e sportelli per donne maltrattate (anche a Lissone è in funzione il centro aiuto donne maltrattate e svolge un lavoro encomiabile).

 

Ma di violenza si continua a parlare e il femminicidio entra prepotentemente nella nostra quotidianità. I dati ci dicono che 200 donne, una ogni tre giorni, vengono uccise all'anno in Italia. Questa è l'azione estrema, ma molto spesso le donne appaiono fragili, incapaci di difendersi e di analizzare la realtà affettiva in cui vivono. Hanno compagni difficili, strani, indecifrabili.

 

La loro vita appare avvolta in un alone di illogicità e di stranezza, viene descritta come "la normalità"e poi esplode con una violenza inaudita. Quando ascolto le storie in Tv o leggo sui giornali mi sembra tutto molto assurdo: definire normali alcuni comportamenti, accettarli, non essere in grado di decifrarlie poi usare termini allarmistici per colpire l'attenzione degli ascoltatori.

 

Difficile raggiungere il senso vero dei sentimenti, della fatica di vivere, delle sfide, e soprattutto delle difficoltà di stare all'interno di un rapporto, di una famiglia.

 

E' come se avessimo sdoganato la necessità dello "stare bene", l'indispensabile ricerca di tempo felice, la bellezza di attimi di pace. E' come se non avessimo più gli strumenti per costruire e gestire rapporti. Non sto parlando di donne ma di tutti.

 

Mi sconvolge sempre la violenza casalinga che non si ferma neanche davanti ai figli. Le madri sono spesso senza indipendenza economica, segno questo di una società che ancora deve farne di passi di sviluppo; la realtà familiare non viene presa in considerazione dai media, ma si parla di raptus degli omicidi quasi che l'uomo agisca senza consapevolezza. A me sembra assurdo. Quasi che si voglia trascurare il contesto problematico in cui si vive per concentrarsi su indagini e curiosità spettacolari.

 

Di fronte a tutto questo scaturisce una esigenza e forza di impegno su vari fronti: educativo, sociale, di tutela, giudiziario, sanitario.

 

La violenza nasce all'interno del nostro animo e dei nostri rapporti.E' frutto di mancanze e di vuoti. Un grande lavoro educativo e sociale sta alla base, è un lavoro che non va demandato, ma va assunto da tutti in prima persona. Va assunto dalle istituzioni, dalle agenzie educative, ma anche da padri e madri, da adulti che incontrano nei luoghi più diversi persone che vivono momenti di fragilità.

 

Esiste nella nostra Provincia una rete di aiuto, costruita pazientemente nel tempo, (rete Artemide) dove tanti soggetti interagiscono per fornire appoggio e soluzioniin caso di necessità.Qualunque punto della rete una donna riesca ad incrociare servirà a mostrare l'estensione dei collegamenti che rispondono alle esigenze anche più complesse. Un punto della rete, il CADOM, è anche a Lissone.

 

 
Ultima Modifica: 04/01/2019