Diario in Comune

 

24 gennaio 2020

 

L'importanza della Memoria

 

Cari ragazzi,
come già accaduto nel 2019, anche quest'anno in occasione del «Giorno della Memoria - In ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti» a Lissone verrà posta la seconda Pietra d'inciampo.

Lissone - Pietre d'Inciampo 2020 - Attilio Mazzi
 

Sapete di cosa si tratta? È una pietra delle dimensioni di un sanpietrino, munita di una piccola targa in ottone, sulla quale sono incisi il nome, l'anno di nascita, la data e il luogo di deportazione e la data di morte di chi non è più tornato dai campi di concentramento venendo deportato proprio dalla nostra Città.

 
 

Tutte le pietre d'inciampo sono realizzate dall'artista tedesco Gunter Demnig che ha scelto di posare questi simboli in tutta Europa, quale mezzo per ricordarci chi ha dato la vita per la libertà e a spronarci ad andare sempre oltre la soglia per difendere i diritti di tutti.

 

Vi invito a cercare le due Pietre d'inciampo posate a Lissone. Una si trova in via Dante, all'ingresso dello stadio "Luigino Brugola", l'altra in via Matteotti 8, non lontana dalla stazione e dal nostro Centro.

 

Le troverete inserite nell'asfalto, proprio dove si cammina. Sono pietre che non vi faranno inciampare fisicamente, ma vi vogliono indurre a riflettere.

 

Nel 2019, insieme a tanti vostri compagni, abbiamo posato la pietra in memoria di Mario Bettega; nel 2020 abbiamo scelto di ricordare Attilio Mazzi.

 

Sono nomi che imparerete a conoscere.

 
Lissone - Pietre d'Inciampo 2019 - Mario Bettega

Era un calciatore Mario Bettega, un ragazzo che sicuramente non passava inosservato. Bello, atletico, sguardo vispo. Un talento cristallino. Col pallone fra i piedi, era capace di incantare, creare, divertire, fare goal. Forse, al giorno d'oggi, sarebbe diventato uno di quei "miti" di cui si comprano la maglietta con sopra il numero ed il nome stampato.

 
 

Attilio Mazzi era papà di 4 figli, aveva al suo fianco una moglie ed era un imprenditore nel settore del legno, pronto a scendere in piazza per difendere i diritti di tutti.

 

Entrambi, erano accumunati da ideali e valori ben saldi. Sostenevano l'importanza della libertà, del diritto all'uguaglianza, al pensiero, alla parola.

 

Pur vivendo a Lissone, probabilmente non si conoscevano di persona, ma sicuramente avevano sentito parlare l'uno dell'altro.

 

Eppure, le loro storie si sono incrociate improvvisamente una mattina di Primavera del 1944. Furono strappati alle loro famiglie e ai loro affetti, portati al carcere di Monza, poi a quello di San Vittore a Milano. Il 27 aprile 1944 giunsero, probabilmente insieme, al campo di concentramento di Fossoli.

 

Fecero quel viaggio drammatico forse proprio nello stesso vagone. Vennero trasferiti al campo di concentramento di Bolzano, dal quale partirono il 4 agosto con destinazione Mauthausen dove morirono di fame e di stenti.

 

A loro, la città di Lissone rende omaggio posando una pietra d'inciampo nei luoghi a loro più cari, dove giocavano e dove vivevano. Dove sognavano un futuro che la violenza ha cancellato per sempre.

 

Ecco perché oggi questi semplici sanpietrini color oro diventano un luogo importante per la nostra città, che rende indelebile il loro sacrificio.

 

Uno spazio che diventa occasione di memoria, di ricordo, di fronte al quale "inciampare" nei vostri pensieri.

 

Quando camminate per Lissone (ma non solo, ci sono Pietre d'inciampo in moltissimi Comuni vicino a noi!), guardate sempre se trovate una pietra che "luccica" e pensate alla storia che ci sta dietro.


 
 
Ultima Modifica: 24/01/2020