Diario in Comune

 

10 febbraio 2020

 

Il giorno del ricordo

 

In occasione del Giorno del ricordo celebrato il 9 febbraio 2020, ringrazio l'Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, soprattutto nelle persone di Diego Formenti e Pietro Cerlienko, l'Associazione Nazionale Alpini, le Associazioni Civili e Militari.

Con Legge 30/3/2004, finalmente, il Parlamento italiano, con voto unanime, pone fine ad un vuoto e ad un oblio storico inaccettabile.

"La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale giorno del ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale".

Il 10 febbraio 1947 è la data della firma del trattato di pace a Parigi, che stabilisce la cessione di parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia. Da lì incomincia l'esodo di circa 350.000 italiani che lasciano tutto e rientrano in Italia. Un esodo durato 15 anni. L'Istria si svuota. L'Italia non accoglie degnamente questi profughi: campi di concentramento in caserme dismesse e in altre strutture ricettive. Sappiamo di episodi di discriminazione, povertà. Ferite ancora aperte.

Immagine Esule Giuliana

Questo monumento ci ricorda le vittime delle Foibe.

A partire dall'8 settembre 1943, la notizia dell'armistizio firmato dall'Italia con gli inglesi e con gli americani provoca uno sbandamento dell'esercito, che non sa più chi sia il nemico e chi l'alleato.

Un nuovo padrone arriva e prende tutto con violenza.

Gettare nella Foiba equivale ad annientare, a cancellare la storia, a rimuovere per non sentire le urla. A distruggere. Perché è più difficile ripartire mettendo insieme ciò che già c'è: ripartire costruendo è faticoso.

 

Penso che infoibare non sia soltanto un modo per uccidere e per occultare i cadaveri. Infoibare è eliminare, è pensare che nascondere dentro la terra ciò che dà fastidio permetta davvero di ripartire. È fare "pulizia". Pensare che uomini, donne, bambini siano solo rifiuti fastidiosi.

È dissacrante come morte e non naturale come sepoltura.

Per molti anni la mente e la storia istintivamente hanno cancellato questi eventi. Come se non fossero mai avvenuti: molti scomparvero nel nulla.

Anche recentemente hanno trovato una foiba.

La Storia può essere grande e piccola, personale e collettiva. Non è fissa e immutabile come un elenco di eventi; ci accorgiamo che il discorso storico muta, è vitale, è permeato di fatti documentati da fonti di vario tipo, ma anche e soprattutto da vicende, racconti, sentimenti e vissuti personali.

Quindi cos'è la memoria? È una decisione sempre attiva. Non viene da sola. Presuppone impegno, costanza, atti concreti.

È una scelta: decidiamo di ricordare e fare memoria. Allo stesso modo, decidiamo cosa non ricordare.

È un confronto su cosa conservare e cosa consegnare all'oblio.

Non si riesce a ricordare tutto. Ecco perché la scelta è importante.

Per molti anni, a proposito della vicenda delle foibe e degli esuli, si è deciso di non ricordare. Di dimenticare. Troppo difficile forse? Troppo politicamente complicato? Troppo devastante fare i conti con una tragedia e un odio così grandi?

Finalmente ora è un dovere ricordare. C'è una giornata apposita. E vi ringrazio perché siamo qui insieme. È un dovere che stiamo vivendo collettivamente.

Io personalmente sento molto questo dovere.

Il dovere della memoria è pesante.

Pesante perché è fatto di tanti tasselli dolorosi e di tante persone che hanno dovuto fare i conti con una sofferenza immane.

Di tante persone che, ricordando, sentono ancora con dolore lo stesso sentimento che hanno provato allora.

Pesante perché la memoria di un evento drammatico può diventare peggiore dell'evento stesso: lo perpetua e lo carica di risonanze emotive laceranti.

È pesante perché fare memoria è un dovere di riflessione sul passato in relazione al nostro presente, in relazione all'oggi.

Fare memoria impone lo studio, la conoscenza approfondita, la riflessione. La conoscenza del passato deve favorire una comprensione delle dinamiche del presente.

La vicenda delle foibe, il percorso dell'esodo forzato dalle proprie terre, e le altre grandi tragedie umane che la seconda guerra mondiale si è trascinata, devono sviluppare in noi la capacità di "capire ed afferrare il presente" e di essere in grado di superare le categorie di pensiero legate a quell'epoca storica, rimettendo al centro la dignità di ogni persona. Dignità che in queste tragedie è stata strappata e cancellata.

Innanzitutto ci impone di conoscere e non mettere da parte ciò che sta succedendo oggi in tante parti del mondo, ci impone di non tacere, e di prendere posizione di fronte a discriminazioni e vendette.

Ci impone di insegnare ai giovani l'insensatezza dell'odio. Ci impone di trasformare il dolore, che questa tragedia ci mostra, in una crescita civile, al cui centro ci siano sempre uomini donne e bambini con pari dignità e possibilità di crescita.

Concludo esprimendo un profondo sentimento di solidarietà e di vicinanza, mio e dell'Amministrazione comunale, ai famigliari delle vittime delle foibe e degli esuli e ai rappresentanti delle associazione che portano avanti con grande impegno il compito di coltivare la memoria.


 
Ultima Modifica: 04/03/2020