15 luglio 2012
 
Siamo qui per ricordare il maresciallo Valerio Renzi.

 
 
 

 Ringrazio l'Arma dei Carabinieri, il Prefetto e tutte le associazioni militari e civili che sono intervenute e che con l'Amministrazione Comunale hanno voluto fortemente dare peso a questo ricordo.

 
 

Valerio Renzi è stato assassinato mentre svolgeva il proprio lavoro.
Era Maresciallo e e Comandante della Stazione dei Carabinieri di Lissone; morì in un agguato nel corso di una rapina all'ufficio postale.
Morì nel 1982, a Lissone, qui dove siamo noi, in Brianza, in una zona che in quegli anni rappresentava un punto chiave per la lotta al terrorismo.
In Brianza operava fino a pochi mesi prima il Generale Carlo Alberto della Chiesa;  gestiva  il gruppo antiterrorismo, poiché a Milano e dintorni vi era una vasta presenza di cellule delle Brigate Rosse. Anche lui morì in un  agguato di stampo mafioso a Palermo pochi mesi dopo.
L'omicidio Renzi è uno degli ultimi attentati degli anni di piombo in Italia.
Era difficile essere Maresciallo dei Carabinieri in quegli anni.

 

Voglio anche pensare al Maresciallo Renzi nella sua quotidianità, in ciò che faceva di normale ogni giorno
Come era sua usanza, la mattina del 16 luglio 1982 Renzi si recò da solo, con la sua Alfetta di servizio, presso l'ufficio postale di Lissone per ritirare la corrispondenza.
Cosa c'è di pericoloso nel ritirare la corrispondenza? Forse nulla, tanto che era solo, tranquillo.
Girato l'angolo attorno all'edificio, a sua totale insaputa, capitò in una "operazione di esproprio proletario", e veniva accolto da raffiche di  Kalashnikov provenienti da lati diversi della strada e dell'edificio.  Morì.  L'Alfetta venne crivellata con 70 colpi esplosi .
Il suo omicidio venne rivendicato dalla  colonna Walter Alasia, ramo scisso delle Brigate Rosse.
Ci piacerebbe sapere cosa ha pensato in quei momenti, se si è accorto di ciò che gli stava succedendo.

 

Il terrorismo con il passare degli anni è  stato sconfitto
E' stato chiaro a tutti i cittadini che non era solo un fatto che colpiva questa o quella vittima, ma era un problema che metteva a rischio la libertà, i diritti di tutti, per cui andava affrontato da tutti, considerando i terroristi  come ALTRO, rispetto a noi, rispetto al vivere civile.
Questa alterità, diversità, estraneità dei terroristi rispetto a noi, società civile, ha permesso l'isolamento dei terroristi stessi e reso quindi anche indirettamente  più facile il contrasto e, in ultima analisi, la loro sconfitta.
E per noi oggi che siamo qui a ricordare, che senso diamo al suo sacrificio, al suo indossare quell'uniforme? Al suo essere presente sul territorio, sul nostro territorio?
Ha senso ricordarlo oggi, se siamo convinti di continuare la sua opera e il suo impegno, facendo ognuno la nostra parte.
Ma cosa vuol dire, adesso, per noi, oggi, fare la nostra parte?

 

Il Maresciallo Renzi ha lasciato una famiglia, una moglie e due figli. Due figli che non hanno potuto conoscere il padre come avrebbero voluto, che non hanno potuto averlo accanto, crescere con lui.
Un padre che aveva scelto di servire lo Stato, scelto di proteggere i cittadini di Lissone e di schierarsi contro i terroristi e ha pagato con la propria vita.
Nonostante tutto hanno un forte senso dello Stato. Come hanno fatto a superare la rabbia? Probabilmente portano dentro il ricordo del padre con un fortissimo senso morale.
Un padre che viveva il suo lavoro come qualcosa che poteva migliorare la società e aveva una idea bellissima di ciò che può e deve essere la democrazia.
Si saranno sicuramente concentrati su ciò che c'è di buono e su quello che c'è da fare. Andare avanti, nonostante tutto, coltivare la speranza.
Cercando di superare la logica della vendetta e del sangue, ma entrare nella logica del bene comune, che chiama anche a grossi sacrifici per il bene della collettività.

 

E allora penso che in questi momenti di crisi, di difficoltà,  dobbiamo inventarci percorsi di solidarietà in cui ci si aiuti l'un l'altro, recuperare il senso di società, il senso di insieme, perché nessuno resti indietro, nessuno sia più disperato, nessuno deragli, o peggio ancora, si senta nuovamente "autorizzato" a colpire, perché uno Stato, che dovrebbe essere di tutti, non lo tutela a sufficienza.
Per fare tutto ciò abbiamo bisogno dell'impegno di tutti, ognuno per la sua parte, ognuno per il ruolo che gli compete: come semplici cittadini, come famiglie, come amministratori pubblici, come forze dell'ordine.

 

Per questo compito ringrazio quindi l'Arma dei Carabinieri, in particolare  la Stazione di Lissone, il Comandante Coco e i suoi uomini e donne in servizio.
Ringrazio di cuore la famiglia Renzi che ha sopportato un sacrificio così grande e ha permesso a noi tutti di provare a costruire percorsi nuovi e diversi di democrazia.

 
Ultima Modifica: 12/09/2012