Diario in Comune

 26 novembre 2013

GIORNATA INTERNAZIONALE PER L'ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE
 

Drappi rossi sventolano spinti da un'aria gelida e scendono dall'alto di Palazzo Terragni. Il cielo grigio mi racchiude  in una nuvola di silenzio e mi schiaccia già verso il freddo della strada. Scarpe rosse abbandonate sulle scale, scarpe di ogni tipo, eleganti, vecchie, nuove, comode. Mi colpisce un paio di scarpe di vernice, color rosso fuoco: c'è un nome accanto. Chissa chi le avrà indossate...Sono scarpe abbandonate, senza più un corpo dentro .

Occorre tempo per scegliere le scarpe. Il nostro piede deve stare comodo, deve essere elegante, deve camminare senza stancarsi , deve essere incorniciato di bello. Le scarpe ci portano ovunque, ci permettono di attraversare e percorrere ogni strada, sono per noi il terminale del nostro girovagare...e vedere quelle scarpe posate mi riporta subito a chiedere chi le avrà mai indossate. Sono rosse : simbolo del sangue, della ferocia e della rabbia, ma anche simbolo della passione e dell'amore. Sono lì adagiate su un drappo rosso perché non c'è più il corpo che le infila.  E' stato ucciso. Sono il simbolo della vita strappata con la scusa di un amore. Sono simbolo di un percorso interrotto con violenza.

E' il 25 Novembre, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

129 sono le donne uccise dall'inizio dell'anno, in Italia.

E' di ieri un'altra ragazzina stuprata a Bari.

Le donne uccise si contano, hanno un nome. La parola femminicidio è diventata di uso comune. Una nuova legge aggrava la pena. I centri antiviolenza si diffondono maggiormente. I soggetti preposti  a prendersi carico delle donne sono più formati, ma i delitti che riguardano gli omicidi "per passione", aumentano. Le donne uccise sono donne che hanno abbandonato. Gli omicidi, sono uomini abbandonati.

Sono sgomenta di fronte a questo fenomeno. Leggo sul giornale i dati del fenomeno.

Si parla di donne vittime di violenza. Ma la parola "vittima" riporta ad un significato di debolezza e sottomissione, invece la donna che denuncia è una donna coraggiosa, determinata che sa trovare dentro di sé la forza di intraprendere un percorso destabilizzante. Ed è sbagliato pensare a lei come vittima sacrificale e giocare sul sentimento di colpevolezza.

So che è importante sensibilizzare, formare e mettere in rete tutte le risorse, le strutture e le professionalità che abbiamo sul territorio, che si occupano di questo fenomeno; occorre fare in modo che con qualunque istituzione della rete una donna possa entrare in contatto, essa abbia la percezione che si tratti di un terminale di un sistema che potrà fornirle tutto l'aiuto di cui ha bisogno.

 So che bisogna imparare a parlare di femminicidio. Non deve farlo solo la TV con quel modo di creare spettacolo e di stigmatizzare ogni  situazione giudicando  vissuti personali.

Dobbiamo parlarne noi e farlo con i toni e le parole giuste. Non dobbiamo correre il rischio che la semplificazione annienti tutto.   

E' un problema collettivo, non è un affare privato. Non è una questione di donne.

Si parte da queste morti, da non dimenticare. Si guarda con occhi di chi vuole vedere a fondo per capire, per sostenere, per  smembrare l'isolamento, per stare a fianco.
Si parte dal prendersi  il tempo della riflessione, della costruzione di relazioni vere, dal sentire che IO non sono sola, il Mio agire è con altri, il Mio legame d'amore non è solo Mio.

   

 
Ultima Modifica: 16/12/2013