Diario in Comune

25 aprile 2014

25 APRILE 2014

Oggi, come ogni 25 aprile, abbiamo deposto corone di fiori a monumenti e lapidi. In più luoghi nella città. Ogni volta che ci fermiamo davanti ad un monumento è come se quei nomi incisi avessero una forza incredibile. La forza evocativa.

E' come se la vicenda umana diventata storia ci raggiungesse con violenza. Non sono solo dei nomi. Non è solo una pietra.

Voglio leggervi quanto scritto da Piero Calamandrei su una lapide

 

LAPIDE AD IGNOMINIA

Piero Calamandrei 1952

LO AVRAI
CAMERATA KESSERLING
IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI

MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRÀ
A DECIDERLO TOCCA A NOI

NON COI SASSI AFFUMICATI
DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO

NON COLLA TERRA DEI CIMITERI
DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI
RIPOSANO IN SERENITÀ

NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE
CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO

NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI
CHE TI VIDERO FUGGIRE

MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI
PIÙ DURO D'OGNI MACIGNO

SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO
GIURATO FRA UOMINI LIBERI
CHE VOLONTARI SI ADUNARONO
PER DIGNITÀ E NON PER ODIO
DECISI A RISCATTARE
LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO

SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE
AI NOSTRI POSTI CI RITROVERAI

MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO

POPOLO SERRATO INTORNO AL MONUMENTO
CHE SI CHIAMA
ORA E SEMPRE
RESISTENZA

Processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti), Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue "gravissime" condizioni di salute, egli fu messo in libertà.

Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l'impudenza di dichiarare pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che - anzi - gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli... un monumento.

A tale affermazione rispose Piero Calamandrei, con una famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti), dettata per una lapide "ad ignominia", collocata nell'atrio del Palazzo Comunale di Cuneo .

In questo racconto c'è amore incessante per la vita, rispetto per la sua dignità

Amore che ha contraddistinto l'impegno umano e politico.

Vivi e morti insieme

Morti sono vivi con noi.

GIUSTIZIA E LIBERTA'
PER QUESTO MORIRONO
PER QUESTO VIVONO
Epitaffio lapide di Carlo e  Nello Rosselli

Idee generali di libertà e di legalità

E ora riflettiamo sul nostro monumento.

Il monumento più importante, in mezzo alla nostra piazza, posto in un luogo ben preciso. Tante volte ci siamo detti che è poco visibile, lo si confonde con una panchina, forse ne vorremmo uno più significativo.

Eppure pensavo al vetro che lascia passare la luce, che ci permette di vedere la città, la vita che scorre e che cambia ogni momento. Ci ridà la dimensione della quotidianità. E' vivo.

4 nomi attraversano il tempo. Sono lì e attorno a loro scorre il tempo. Sono attraversati dal nostro operare. Partecipano agli eventi. Sono lì e ci raccontano in modo discreto il loro essere stati e il loro essere ancora.

Sono PIERINO ERBA, MARIO SOMASCHINI, REMO CHIUSI,CARLO PARRAVICINI

I primi tre erano operai dell'OEB, l'ultimo era un sarto.

Poco più che ventenni.

Furono accusati di un attentato nel quale persero la vita due militi fascisti. Furono arrestati il 15 giugno 1944

CHIUSI e SOMASCHINI furono portati a Monza.
ERBA e PARRAVICINI furono trattenuti a Lissone.

Nell'ora di uscita degli operai dal lavoro, gli altoparlanti chiamarono a raccolta la popolazione in piazza ETTORE MUTI (allora si chiamava così Piazza Libertà) per assistere ad uno spettacolo.

La gente, ignara, aspettava.

Alle ore 18.45 Pierino Erba e Carlo Parravicini furono portati al centro della piazza e furono fucilati. Davanti a tutti.

In un attimo la piazza sgomenta si svuotò.

Il giorno dopo anche Somaschini e Chiusi furono fucilati.

Non parlarono, non fecero il nome di altri partigiani.

Scelsero di morire, non pensarono a sé.

Sapevano che la loro morte aveva un senso e un valore. Valeva la pena morire per la propria città, per i propri cari, per la propria nazione.

Se non avessero avuto la consapevolezza che la loro storia, il loro impegno non si sarebbe concluso in quel giorno, secondo voi avrebbero accettato di morire?

Avrebbero accettato di morire se con la loro morte tutto fosse finito?

Non credo. Loro erano certi che " ne valeva la pena", perché come diceva Calamandrei nello scritto che abbiamo letto

"morti e vivi" insieme.

Il senso siamo NOI. Quel monumento trasparente, quei nomi che attraversano la nostra città.

Siamo noi a raccogliere il senso della loro morte,

Il senso della speranza che il loro sacrificio ci impone di costruire.

I monumenti non sono quindi il luogo in cui molte storie finiscono. In realtà da loro parte un'altra storia.

L'accadimento storico è sedimentato.

Il monumento non è un oggetto da contemplare, ma un percorso da attraversare per rivivere anche emotivamente l'esperienza delle vittime .

Nel nostro monumento spesso ci si inciampa.

Credo che vada bene questo..

Nella storia si deve inciampare, soprattutto emotivamente, nelle vite di chi l'ha costruita la storia.

Quante volte, inconsapevoli abbiamo inciampato nel monumento di ERBA, CHIUSI, SOMASCHINI, PARRAVICINI.

Dobbiamo inciampare nelle loro vite.

Uno studioso ha scritto un libro con un titolo significativo

ITALIA: UNA NAZIONE SENZA STATO

Un'anima senza un corpo.

Una costituzione, che manca di un corpo che a quella corrisponda.

Mai come in questo periodo ci accorgiamo di questo.

Cioè una costituzione non solo fatta di intangibili principi, ma applicata concretamente e rispettata: governi duraturi, parlamento che funzioni, leggi comprensibili e ispirate a interessi generali., strutture efficienti e imparziali, burocrazia per il cittadino.

RESISTENZA ora e oggi è tenere fede ai valori della Costituzione

Valori che sono: dignità, uguaglianza, solidarietà, lavoro, libertà.

Valori che ognuno di noi deve assumere e riempire di contenuto vero e quotidiano.
 
Così che quando inciamperemo in un monumento potremmo leggere quei nomi, pensare a quelle persone e dire: "GRAZIE per la tua vita, per la speranza che mi hai consegnato, siete con me, con noi , vivi e morti insieme. La tua morte ha avuto senso"

 

 
Ultima Modifica: 09/01/2015