Diario in Comune

 

15 febbraio 2015

GIORNATA DEL RICORDO

 

Ci ritroviamo in molti in Largo delle Foibe. Un ringraziamento ad associazioni civili e militari, cittadini, associazione nazionale Venezia Giulia Dalmazia e associazione Alpini, che anche quest'anno hanno contribuito a rendere più completo il monumento inaugurato lo scorso anno e il luogo.

La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale giorno del ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dall'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani, dalmati nel secondo dopoguerra e della vicenda più complessa del confine orientale (Lg. 30 marzo 2004).

Con questo atto del parlamento italiano si è voluto porre fine all'oblio che ha investito le vicende tragiche delle foibe del 1943 e del 1945 e dell'esodo che ne seguì di oltre 350.000 italiani dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia .

E' la fine del silenzio, di ogni forma di dimenticanza.

Per ricordare però si deve conoscere, capire, sapere.

Un anno fa il consiglio comunale dei ragazzi ha votato un ordine del giorno nel quale chiede a noi adulti di trovare ogni mezzo per educare i ragazzi e tutti i cittadini a. rompere il muro dell'indifferenza di fronte ad ogni discriminazione. A prendere posizione.
Ci consegnano una frase di Elie Wiesel, premio Nobel per la Pace:

"AI mondo molte sono le atrocità e moltissimi i pericoli.
Ma... il male peggiore è l'indifferenza... E contro questa che bisogna
combattere con tutte le nostre forze..."

Credo che chiunque sia morto vittima di un'industria della guerra, chiunque sia sopravvissuto "salvo per caso", deve capire che il proprio sacrificio è un po' compreso.

Non dobbiamo essere indifferenti. Quanto è successo sul confine istriano deve farci riflettere: persone gettate vive con odio dentro la terra.

350.000 italiani che scappano, profughi e cercano rifugio in Italia. Vivono in campi profughi per anni. Ignorati dal resto degli Italiani che sono preoccupati di risollevarsi dalla guerra e sono impegnati poi nel boom economico. Italiani che tornano a casa e cercano rifugio, Italiani che ignorano.

Anche oggi si parla di massacri in più parti del mondo, si parla di richiedenti asilo politico, si parla di profughi. Si parla di gente che fugge, che muore durante il viaggio, che lascia tutto perché fugge da situazioni drammatiche, e di nazioni in difficoltà ad accoglierli. Chissà a distanza di anni come si leggerà questa storia!
Quello che riesco a dire che noi adulti, istituzioni che siamo sensibili a ciò che è successo anni fa e che ancora ci fa soffrire, dobbiamo essere "guardiani" della democrazia e del rispetto dei diritti umani.

E noi oggi siamo qui per ribadire con forza che non vogliamo essere INDIFFERENTI.

Vogliamo ricordare, trasformare il dolore legittimo in una proposta di crescita civile. Il dolore e la sofferenza non devono costruire muri di separazione tra vittime di uno stesso carnefice che è l'odio.

Il dolore non ha una connotazione politica.
Siamo qui davanti ad un monumento importante per la città: segna il nostro territorio, ridisegna una mappa della città come STORIA. E' una pietra del Carso sulla quale è inciso un disegno della foiba. La stessa immagine che c'è sul monumento della foiba di Basovizza.

Il confine orientale. Terra di confine. Terra di passaggio: crocevia di popoli, culture, etnie diverse, terra dal significato grande dello scambio, divenuta terra di conquista, terra di paura, terra di odio. Di esodo.
Ancora oggi in molte parti del mondo luoghi di culture diverse, di religioni diverse non riescono a vivere in pace e sono territori di conquista. Dobbiamo avere la forza, noi, di distaccarci da percorsi di odio e di fondamentalismo.

E' stata scelta una pietra come monumento. La pietra che dà il senso della forza, di qualcosa che rimane per sempre, stabile.

Ma la pietra è anche un peso, una fatica, è la pietra messa al collo dell'infoibati perché precipitassero più velocemente.

La pietra ha il senso del peso che rimane addosso a chi è stato testimone o sopravvissuto.

Impietriti sono rimasti gli italiani di fronte alle tragedie e alle persecuzioni.

E chiunque transiterà in questo Largo e osserverà questo monumento, osserverà, si porrà delle domande, forse capirà...E noi avremmo sicuramente la possibilità di spiegare, di raccontare, di costruire partendo anche da qui, percorsi di pace, ponti, momenti di unione.

Il 1° marzo realizzeremo a Lissone, in collaborazione con altre amministrazioni e con associazioni sul territorio, una marcia della Pace per ribadire la necessità di distaccarsi da atteggiamenti di distruzione e di violenza e ribadire il nostro impegno di incontro e dialogo.

 

 
Ultima Modifica: 17/02/2015