Diario in Comune

 

25 APRILE 2015

 

25 aprile è una festa.

Festa della Liberazione, quest'anno ricorrono i 70 anni della liberazione dall'occupazione nazifascista.

Festa per la nostra città e per tutta Italia, un Paese intero che si ritrova perun momento di riflessione profonda.

Momento che si caratterizza anche nel silenzio, durante il quale dentro ciascuno di noi riaffiorano con forza i valori di libertà e di democrazia.

Celebrare i 70 anni oggi è indicare e definire il senso di appartenenza. Appartenenza ad un popolo, ad una storia, a degli ideali conquistati e voluti.

Appartenenza alla vita di giovani che ancora oggi abbiamo ricordato e che sono vicini a noi.

Regaliamo a loro dei fiori, simbolo di vita, di bellezza, di crescita silenziosa, di profumo.

Regaliamo un luogo, Parco della Resistenza, luogo di gioco, di crescita libera, di incontro, di relazioni.

Regaliamo il nostro pensiero e il nostro tempo oggi, il nostro impegno e la nostra partecipazione.

Poca cosa in confronto alla loro giovane vita.

Abbiamo inciso i loro nomi sulla lastra di marmo di piazza Libertà proprio nel punto dove due di loro lasciarono la vita.

Poche parole significative" Qui morirono trucidati dai nazifascisti" fucilati dopo sevizie, fucilati per vendetta.

Noi vivi, loro morti. Ma ora insieme sulla stessa terra. Custodi del nostro camminare e dei passi che muoveremo su questa piazza.

PIETRE DI INCIAMPO DISSEMINATE NELLA NOSTRA VITA QUOTIDIANA

Percorso da condividere, ma passo che si fa pesante vicino ai loro nomi. Una sorta di Museo diffuso della resistenza. Rappresentazione non statica, ma che si colloca e dialoga con lo spazio.

Abbiamo ricostruito la storia di quei lunghi 20 mesi: li ricordiamo tutti. Si ripresentano a noi, grazie alla ricostruzione dell'ANPI di Lissone, con dignità, fierezza, con sguardo e parole limpide e sicure.

  • 8 giovani fucilati dai nazifascisti
  • 7 deceduti in campi di concentramento
  • 250 morti nella ritirata di Russia
  • 670 prigionieri
  • 1 ebrea deportata ad Aushwitz

E' da qui che parte il nostro essere popolo e nazione. Il nostro essere liberi. Il nostro costruire quotidianamente una democrazia. E' dalla RESISTENZA, dalle lettere dei condannati a morte che partono le più ricche e drammatiche testimonianze delle motivazioni patriottiche dell'impegno e del sacrificio di tanti partigiani soprattutto giovani, che trova sempre fondamento il nostro impegno e il nostro "prendere parte" alla costituzione della società sia a livello istituzionale che civile.

Siamo abituati a vedere le tombe e i monumenti come luogo in cui molte storie finiscono. In realtà sono luoghi dove occorre ritrovare un nuovo modo di vivere la memoria.

Il percorso della memoria fatto oggi a 70 anni dagli accadimenti, anche attraverso molte iniziative che caratterizzano quest'anno.

Merito dell'ANPI di Lissone che con tenacia continua a ricostruire la storia di Lissone e a tenere vivo il sacrificio.

Ricostruire la storia in tutte le sue parti ha lo scopo di dare verità e giustizia ad ogni episodio e persona.

A conclusione del lavoro di ricostruzione storica dell'ANPI di Lissone, sul sito del Comune viene riportato ciò che successe il 25 aprile:

Il 25 aprile 1945 il CLN Alta Italia assume poteri civili e militari e si preoccupò di amministrare la giustizia. Fissare norme precise affinché la punizione dei delitti fascisti fosse sottratta all'indignazione popolare e avvenisse con una sanzione di legalità.

Norme che traducessero tale stato d'animo in termini giuridici.

Occorreva offrire garanzie alla popolazione che giustizia venisse fatta con "serenità e sollecitudine". Erano gli ultimi atti di un dramma

Il CLN di Lissone e il sindaco Angelo Arosio invitarono i cittadini a "mettere al bando gli individuali risentimenti"

"Dal proclama del CLN lissonese :" Cittadini, è giusto esultare per la nuova vita che sta per iniziare ma è dovere astenersi da ogni azione inconsulta che abbia a provocare danni alla collettività. Non abbandonatevi a saccheggi, distruzioni e vendette. La giustizia inesorabilmente non mancherà di raggiungere e giudicare i responsabili dei nostri patimenti e delle nostre umiliazioni."

Ma i partigiani caduti, i civili uccisi per rappresaglia, i deportati nei lager, gli internati nei campi di concentramento, i morti al fronte, i bombardamenti, la fame, e prima ancora
dell'entrata in guerra, durante il ventennio fascista, le percosse con i manganelli, le purghe con l'olio di ricino furono all'origine di azioni di vendetta. Anche a Lissone ci furono episodi di giustizia sommaria"

Furono uccise 7 persone.

Questo è parte della nostra storia e la storia va raccontata tutta.

A queste persone, vittime di giustizia sommaria, va la nostra pietà umana.

Hanno pagato con la vita la loro scelta sbagliata.

Sono un "limite" del 25 aprile 1945, della difficoltà che anche a Lissone fu presente di rispettare le indicazioni del CLN che chiedevano di non procedere autonomamente spinti da spirito di vendetta ad una giustizia sommaria.

Non vogliamo mettere i morti sullo stesso piano.

Si tratta di ricostruire la storia, senza paura né timore.

Le morti non sono tutte uguali, portano in sé il significato di ciò che uno ha vissuto e della parte che ha preso nella vita.

Nei fatti accaduti, ricordando i morti ricerchiamo valori e principi che ci guidino nella nostra azione amministrativa e di costruzione della società civile, tenendo ben saldi quelli usciti dalla Resistenza e fondamento della Costituzione alla quale sempre dobbiamo riferirci e confrontarci.

Celebrare i 70 anni oggi è indicare e definire il senso di appartenenza. Appartenenza ad un popolo,ad una storia, a degli ideali conquistati e voluti.

Dobbiamo contrastare posizioni direvisionismo e di negazionismo.

Ritengo che occorra un impegno maggiore per essere noi oggi Resistenza: lottare contro qualunquismo, derive di razzismo, omologazione, corruzione dilagante che tolgono libertà e possibilità di crescita.

Lottare contro i nuovi totalitarismi, le persecuzioni, le povertà che tolgono libertà e democrazia.

Per ultimo permettetemi di ricordare le vittime delle tragedie dei barconi naufragati nel Mediterraneo, anch'essi in fuga dai totalitarismi, dalle guerre, dalle persecuzioni, dalla povertà, alla ricerca della libertà, della solidarietà e di umanità.

 

 
Ultima Modifica: 24/04/2015