Diario in Comune

 

24 maggio 2015

CENTENARIO dell'ingresso dell'Italia nella Grande Guerra

 

Silenzio e raccoglimento su tutto il territorio nazionale.
Noi decidiamo di percorrere le vie della città con una staffetta portata in corsa dai rappresentanti dell'Associazione Combattenti e reduci e dalle sezioni locali d'arma.
All'arrivo in piazza Libertà accendiamo un braciere e deponiamo una corona al sacrario dei caduti.
Visitiamo la mostra dei documenti e dei cimeli lissonesi e concludiamo così il percorso di riflessione  "Era una notte" che  ha visto impegnate molte associazioni in questi mesi .

Facciamo MEMORIA.

Spesso ci accorgiamo che la nostra civiltà è senza memoria. Molto di quanto successo nel secolo scorso sembra non sia servito, rimosso.

Il 24 maggio 1915 l'Italia dichiarò guerra all'Austria
Il fronte di contatto tra i due eserciti fu nell'Italia Nord Orientale, lungo le frontiere alpine e la regione del Carso.
Il conflitto si trasformò in una estenuante guerra di trincea.
Le battaglie sull'Isonzo non portarono che miseri guadagni territoriali al prezzo di forti perdite tra le truppe.
Terminò, con un armistizio,  il 4 novembre 1918.

650000 perdite militari sul fronte italiano.
589000 morti civili in Italia causate da malnutrizioni e carenze alimentari
432000 morti per l'influenza spagnola, subito dopo la guerra.
70000 residenti in Friuli nelle zone occupate dall'esercito italiano trasferiti in altre regioni per questioni di sicurezza.
40000 persone, che vivevano vicino al fronte, spostate
80000 sfollati dall'altipiano di Asiago.

E poi la TRINCEA, luogo di vita e di morte
Luogo di CONFINE
Luogo di MASSACRO

In questi mesi abbiamo ripercorso la vita e la morte di quei 3 anni attraverso la raccolta minuziosa di documenti.
Il Cai ci ha raccontato la Guerra Bianca dell'Adamello: cimeli, immagini, documenti.
Abbiamo raccontato del Natale al fronte: la tregua spontanea tra i due fronti nemici. La cruda scoperta che il nemico è un UOMO  che si guarda negli occhi. Un uomo " come me".

La rassegna cinematografica sulla Grande guerra curata dagli organizzatori del Cineforum.
Teatri, racconti e narrazioni, laboratori di memoria.
Cori, musiche, ancora riflessioni.

La grande guerra della piccola gente: cosa è successo qui a Lissone. La vita dei civili.
Le donne, per la prima volta, protagoniste nel lavoro. Vivandiere al fronte, infermiere e crocerossine.

E poi le lettere e le cartoline che arrivavano dal fronte, da luoghi lontani, individuati faticosamente sulla carta geografica. Il filo rosso degli affetti tenuto vivo e saldo da poche righe scritte a fatica che viaggiavano di mano in mano e spesso per un caso fortuito giungevano a destinazione.

Tutto quello "messo in scena" in questi mesi , con l'aiuto di tante associazioni e persone, per parlare di :

ORRORE DELLA GUERRA
SPRECO DI VITE, SACRIFICI UMANI
TRINCEE, LUOGHI DI SEPOLTURA
FREDDO, PAURA,VIOLENZA, ODIO INSENSATO
IMPOTENZA DEI CIVILI: ATTESA, SPERANZA
SOLIDARIETA' VERSO I FERITI

FOLLIA DELLA GUERRA
CALCOLO FREDDO CHE HA IN SPREGIO LA VITA DI CIASCUN UOMO

Tutto questo per ribadire sempre IL VALORE DI OGNI VITA, IL SENSO PROFONDO DEL VIVERE E LO SFORZO che occorre per SUPERARE I CONFLITTI.

La grandezza di un'azione politica è quella di lottare per trovare SOLUZIONI ai conflitti. Soluzioni che non possono avere come scambio VITE UMANE.

A conclusione voglio riportare uno stralcio di ciò che ha scritto un combattente sull'Adamello, Gian Maria Bonaldi ,che con una forza incredibile e cruda ci riporta al nostro compito di "vivi".
Compito al quale non possiamo esimerci: quello di raccogliere il sacrificio e di non lasciare dentro la neve e il ghiaccio i morti.
Scritta per noi, ora.

Tocca noi ,oggi , dare vita al sacrificio di quei ragazzi. Non stiamo celebrando l'entrata in guerra di una Nazione.
Stiamo innovando l'impegno per la vita e per la costruzione di uno Stato: noi, ciascuno di noi. Io.

"....i morti è meglio che non vedano quel che sono capaci di fare i vivi
e la strada storta che sta prendendo il mondo.

.....E' meglio che non si accorgano nemmeno
che noi siamo diventati così poveri e tanto miseri
che non siamo capaci di volerci bene.

....No, è meglio che i morti stiano nella neve e nel ghiaccio
e che non sappiano di noi
altrimenti potrebbero pensare di essere morti invano
....e allora si sentirebbero ancora più soli"

 

 
Ultima Modifica: 25/05/2015