Diario in Comune

 

11 Febbraio 2017

 

Giustizia è fatta

 

"Giustizia è fatta". Sì, stavolta mi sento di dirlo. Di affermare che il valore della parola "Giustizia" è stato dimostrato nella sede competente e che finalmente non solo la mia persona, ma la città tutta è stata pubblicamente risarcita del danno d'immagine che l'ha scalfita mettendola a dura prova.

 

Certo: sono serviti più di due anni per dimostrare, agli occhi di Lissone e dell'Italia, che i Servizi Sociali del Comune avevano operato con correttezza su un caso spinoso e delicato riguardante dei minori, strumentalizzato mediaticamente da una trasmissione televisiva e da un suo inviato. Pochi minuti di servizio tv, costruito senza rispetto della verità giornalistica né delle persone e con gravi accuse all'operato dei dipendenti comunali, avevano rischiato di gettare una pessima fama sul lungo e meticoloso impegno professionale che invece il Settore Servizi sociali mette a disposizione dei lissonesi.

 

Io lo so bene: i nostri Servizi sociali, pur operando in una situazione di emergenza economica, sono un elemento sicuro a cui affidarsi in caso di difficoltà. Conosco come lavorano la dirigente, gli uffici, il personale, i collaboratori esterni: so che il loro sguardo sulla città, e in particolare su chi ha bisogno di un sostegno, è sempre puntuale, tempestivo, imparziale.

 

Anche per questo, dopo la messa in onda di quelle immagini in una trasmissione di larghissimo ascolto, come Amministrazione abbiamo sentito il bisogno di tutelarci in sede civile e penale. Eravamo certi dell'assoluta correttezza dell'iter seguito su un caso che mi aveva toccata da vicino, di cui mi ero occupata personalmente. E ora, due anni dopo, il Tribunale civile ci ha dato ragione. Il Comune di Lissone, e nella fattispecie il Settore Servizi sociali, non ha commesso errori. Anzi: è stato diffamato, ritrovandosi in una posizione "scomoda" nei confronti della città che ha dubitato del lavoro quotidiano, della fatica e dell'impegno necessari per seguire ogni caso nel migliore dei modi.

 

La città è stata risarcita con 20.000 euro, a cui se ne aggiungeranno altri 5.000 a seguito di un accordo che pone fine all'intera vicenda giudiziaria. Come sempre, le somme sono simboliche. Non bastano per risarcire moralmente che si è sentito violato nel proprio lavoro, nel proprio orgoglio. Non bastano a cancellare le difficoltà, le calunnie, gli insulti e le lettere offensive che ho ricevuto per mesi, a seguito di quella trasmissione. Ecco, tutto questo bagaglio purtroppo lo porteremo con noi.

 

Con quella somma, mi è piaciuta l'idea di lasciare alla città di Lissone un segno. E, si sa, i segni servono soprattutto per i bambini. Ecco perché ho chiesto che con una parte del risarcimento venga ulteriormente implementato il nuovo spazio urbano che sta nascendo in Piazza Craxi. Una grande mano ce l'hanno data le mamme di Lissone, che pur di vedere i loro figli felici sono state capaci di raccogliere un'incredibile somma di denaro. Un'altra parte l'ha già impegnata il Comune, che vuole riqualificare quell'area così vicina al centro.

 

Ora, sulla base del progetto iniziale, insieme con i progettisti e i nostri tecnici capiremo come è possibile arricchire quello spazio per renderlo ancora più bello ed accogliente. Vogliamo che questa scelta sia fatta presto, subito. La città ha aspettato due anni per essere risarcita da un'ingiustizia. Ora, vogliamo che almeno il risarcimento sia subito messo a disposizione della collettività. E dei nostri ragazzi, a cui teniamo in modo particolare, e verso i quali nutriamo un rispetto tale da non poter commettere alcun errore.

 

Il risarcimento di un'offesa fatta a dei minori servirà dunque a finanziare un'opera a favore dei bambini: mi sembra - tutto sommato - un fine lieto e simbolico per una vicenda triste.

 

 
Ultima Modifica: 15/03/2017