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Diario in Comune

 

27 marzo 2017

 

Strade di speranza

 

Sì, sabato c'ero anch'io. C'ero anch'io, con un milione di lombardi e parecchie centinaia di lissonesi, "dal Papa" al Parco di Monza. Ho voluto esserci (e ho avuto la fortuna di poterlo farlo da una posizione privilegiata insieme agli altri Sindaci della Brianza, rappresentando idealmente ciascuno di voi) per ascoltare le parole di un Uomo che ci invita ad andare oltre le barriere, a riporre al centro i veri valori della vita, a non snaturare la nostra essenza di uomini, a considerare l'altro come una persona e mai come un numero... Un messaggio forte che certamente ognuno avrà modo di valorizzare nel suo intimo.

 

Ma "c'ero" anche prima e dopo quel momento importante, ho voluto esserci cioè sulle strade della nostra città dove sabato 25 marzo migliaia di pellegrini hanno camminato sotto un cielo magnifico sospinti da una ricerca e da una speranza. Se il Parco di Monza si è trasformato in una cattedrale a cielo aperto, possiamo dire Lissone è divenuto l'anticamera dell'attesa, del canto gioioso, del desiderio di vedere da vicino una presenza che colpisce chiunque la ascolti.

 

Confesso di essermi fermata a lungo in fondo a via Pacinotti, appena prima che la strada svolti verso Vedano, per ammirare quel flusso di fedeli che si dirigeva al Parco di Monza. Ho visto camminare tanti giovani, famiglie con bambini piccoli, uomini e donne di mezza età, tanti anziani. Ho guardato i loro volti ed ho visto la gioia di quei passi. Mi hanno sorpreso il loro entusiasmo, la loro compostezza, la loro allegria nell'affrontare un pellegrinaggio sulle strade che noi quotidianamente percorriamo velocemente, in preda a mille pensieri. Ma questa volta in fondo c'era qualcos'altro, qualcosa che tutti cerchiamo magari senza conoscerne il nome.

 

E poi a sera li ho visti di nuovo rientrare verso la stazione. Camminare affaticati, stanchi ma felici. Li ho visti salire sul treno diretti verso casa, magari quando era già buio e sopportando anche uno scroscio inopportuno di pioggia. Lissone ha ripreso il suo tran tran quotidiano. Le strade sono state riaperte al traffico e tutto è tornato alla normalità. Ma io credo che la presenza di quella folla abbia segnato per sempre la nostra città: resterà impressa nei nostri cuori non solo come la data della visita del Papa, ma anche come la fotografia di una città che dà spazio a un messaggio di pace e di serenità.

 

Dico grazie dunque a tutti i lissonesi, ai pellegrini e a quanti con pazienza hanno rispettato il pellegrinaggio deli altri; so che in tanti hanno scelto di seguirli in bicicletta, di guardarli dalle finestre di casa e poi alla tv. Tutti hanno visto una Lissone diversa. Una città che ha dimostrato accoglienza e fiducia.

 

E dico grazie a chi ha permesso che tutto questo si svolgesse in sicurezza, nella più completa organizzazione, nella massima pulizia e decoro. Ringrazio il Comando di Polizia locale, la Protezione civile, la Polizia ferroviaria, i dipendenti del Settore Lavori pubblici e il personale di accoglienza dell'Info Point comunale, Trenord e Ferrovie dello Stato per la collaborazione avuta, il comando dei Carabinieri di Lissone, i gruppi degli Alpini, delle Guardie ecologiche volontarie, della Croce Verde, dei Carabinieri in congedo, il personale della Areu, della Polizia di Stato, gli operatori di Gelsia e chiunque abbia contribuito a rendere indimenticabile questa giornata.

 

Grazie al prefetto di Monza, Giovanna Vilasi, per l'instancabile lavoro di coordinamento che ha preceduto l'evento.

 

E poi, concedetemelo, dico grazie a Papa Francesco. Grazie per le parole ascoltate al Parco di Monza e grazie per aver scelto la Brianza per una visita pastorale di cui si sentiva bisogno.

 

Grazie Papa Francesco!

 

 
Ultima Modifica: 06/11/2017