Diario in comune

 

23 novembre 2021

I simboli aiutano a riflettere

 

I simboli ci aiutano a riflettere. A mantenere alta l'attenzione su temi cruciali per la nostra società.

A poche ore dalle iniziative promosse in tutta Italia, e anche a Lissone, in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, condivido quanto accaduto nei giorni scorsi nella nostra città.

Ormai da anni, sul nostro territorio sono dislocate panchine rosse, identificative del rifiuto di ogni violenza. Le abbiamo pitturate con l'aiuto di uomini e donne, tutti volontari, che hanno scelto di lasciare un segno sul territorio. Ce ne sono varie: nei pressi di Villa Magatti, all'interno dell'istituto superiore Europa Unita (voluta dagli studenti del Parini), all'ingresso del Laghetto, in Largo Lea Garofalo, donna vittima innocente di mafia, a Santa Margherita, nell'area mercato. Anzi, qui c'era. Ora non c'è più.

Qualcuno l'ha presa e l'ha portata via. 

Dove? In via Deledda, in un'area verde di Santa Margherita.

L'ha usata per sedersi? Niente affatto. Prima l'ha distrutta, ha spaccato la seduta e lo schienale, e poi l'ha lasciata come fosse uno scheletro in mezzo ad un campo.

Una vergogna. Un gesto senza senso. La panchina è un monito visivo per sensibilizzare le persone contro questo drammatico fenomeno. Invece, ancora oggi, abbiamo a che fare con persone irrispettose che non comprendono la valenza di un simbolo.

 

Come Comune, abbiamo provveduto a ritirarla e ci stiamo adoperando per riposizionarla il prima possibile. Vogliamo ricollocarla. 

Ogni volta che viene danneggiato o oltraggiato un simbolo, viene fatta violenza non a un oggetto di arredo urbano, ma alle persone che si rappresentano in quel simbolo.

Far violenza su una panchina rossa, per noia, per rabbia o per apparenza, significa fare violenza su noi donne e su chi crede fermamente nei valori di uguaglianza.

Non basta la condanna verso questo gesto. Non è solo una questione economica, stavolta. 

Questa panchina, come le altre panchine, è il risultato di iniziative e di un percorso culturale che mira a combattere la violenza sulle donne. 

Anche a Lissone i numeri dicono che sono 40 le donne che nel corso del 2020 si sono rivolte allo Sportello antiviolenza "Telefono Donna" di Lissone. Si tratta di donne per la quasi totalità residenti nell'Ambito di Carate Brianza (di cui anche Lissone fa parte), di differente fascia d'età (ma in 25 hanno fra i 31 e i 50 anni), in 22 casi italiane e in 18 straniere con differenti origini: fra queste, 8 provengono dall'Est Europa, 5 dai Paesi Arabi, 2 dal Sud America.

In un momento in cui i femminicidi e le violenze contro le donne sono tema ormai troppo frequente nelle cronache, tale gesto è ingiustificabile e molto grave.

Perché il rispetto verso le donne passa anche attraverso il rispetto di un simbolo che riguarda le pari opportunità, che rivendica il diritto delle donne a vivere con protagonismo la società.

Questo fatto, tuttavia, ci conferma l'importanza di continuare a lavorare su questa tematica.

Il rispetto verso tutte le donne, che nel 2021 dovrebbe essere dato per scontato, così non è.

Questa panchina distrutta, nella sua drammaticità, ci ricorda l'importanza di celebrare, ogni anno, il 25 novembre.


 
Ultima Modifica: 23/11/2021