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Diario in Comune

 

9 settembre 2016

Jaber El Haidadi

 

Ci sono persone che nel loro vivere riescono a lasciare segni importanti che fanno crescere ed arricchire una comunità.

Vi voglio parlare di Jaber El Haidadi: una persona sconosciuta ai più.

E' morto qualche giorno fa, a 49 anni. La sua salma ora è in viaggio verso il Marocco accompagnata dalla moglie e dai suoi 3 figli.

Da più di vent'anni a Lissone, ha ricevuto la cittadinanza italiana nel 2012. Giardiniere e gran lavoratore: amava il verde, la natura, il bello.

Ma perché vi scrivo questo? Perché vi parlo di un inquilino qualunque di un anonimo appartamento Aler?

Perché ci sono gesti semplici che sono in grado di migliorare la vita di molti e Jaber era in grado di farli.

Jaber era riuscito, all'interno del vecchio complesso Aler, ora abbattuto, a coordinare gli inquilini della sua scala e a far funzionare i turni di pulizia e i lavori di piccola manutenzione, tutto in autogestione. Si era attivato come tramite per far circolare tra i suoi connazionali le norme e le regole per la raccolta differenziata all'interno del quartiere nuovo. Era per noi un punto di riferimento per il lavoro di coesione sociale nel raggiungimento di comprensione ed applicazione di buone regole di convivenza. E tutti noi sappiamo quanto è importante un atteggiamento di ascolto e di applicazione di buone pratiche per non rendere vano il grande impegno di riqualificazione e ristrutturazione anche edilizia del quartiere. Molte erano le mail che mi inviava per segnalarmi problematicità all'interno degli edifici Aler.

Era orgoglioso quando con altri ha partecipato al gruppo che dava un nuovo nome al quartiere Aler e quando suo figlio, tra tanti partecipanti, ha vinto il motto che definisce il parco Liberi Tutti .

Orgoglioso del suo grande senso civico e dei risultati scolastici dei figli.

Entusiasta, critico, collaborante e generoso. Un marocchino capace di integrarsi, di discutere, di confrontarsi senza mai perdere la propria identità. Una persona con una grande voglia di costruire percorsi di "pace". Il suo saluto era schietto e sincero.

Ci ha lasciato all'improvviso, quasi nel sonno.

Sono stata a trovare la moglie Rachida. Mi ha accolto nel salotto di casa e sedute su un bellissimo divano in stile marocchino , davanti ad una tazza di tè alla menta mi ha mostrato il dolore e lo smarrimento di questo momento. Solo donne in casa e molti bambini. Ognuna porta qualcosa da mangiare e si offre di sistemare la casa. Un clima di vicinanza, di tristezza silenziosa, riservata, composta.

A me rimane un desiderio forte di ringraziare Jaber per aver reso evidente la possibilità di un incontro arricchente tra culture,una integrazione vera e una condivisioneche aiuta.

 

 
Ultima Modifica: 12/10/2016