IV Novembre 2012

GIORNO DELL'UNITA' NAZIONALE    GIORNATA DELLE FORZE ARMATE

 

La sala consiliare è gremita di gente. Bandiere e gonfaloni, ben saldi nelle forti mani dei rappresentanti delle associazioni, sono ovunque.  Davanti a me sono seduti i reduci e combattenti nati nel 1922 che riceveranno il Diploma e la medaglia di fedeltà. Sono attratta dai loro discorsi, li guardo  con ammirazione e tenerezza; loro sono eleganti, vogliono far bella figura davanti all'Amministrazione e ai cittadini. Sono commossi e mi strigono la mano, indugiando nel gesto.

 

Nel 4 Novembre 1918 si concludeva la Grande Guerra, dopo 4 anni di un'inutile strage che aveva visto contrapporsi 28 nazioni e aveva portato alla morte più di 17 milioni di soldati.

 

Papa Benedetto XV definì questa guerra "una tragedia dell'umana demenza".

 

La nostra storia  nasce anche da qui.  Il valori fondanti della nostra nazione danno significato al sacrificio estremo dei molti ragazzi che oggi commemoriamo. Sono giovani che sono stati impegnati in eserciti regolari e ben equipaggiati, altre volte sorretti solo dalla forza dell'ideale.

 

Fu necessario sessant'anni fa, uno sforzo incredibile per riscattare l'Italia da una rovinosa impresa bellica e da una occupazione straniera, riconquistando indipendenza, dignità, libertà, considerati beni preziosi.

 

Con le persone che abbiamo qui davanti e con tutti i nomi che abbiamo letto sulle lapidi ci lega un patto forte ed inscindibile: noi oggi riceviamo il loro sacrificio, ricordando che il valore dell'Unità d'Italia non è negoziabile.

 

A nome di chi abbiamo deposto una corona d'alloro ai Caduti di Lissone?

 

L'abbiamo deposto a nome delle Associazioni dei combattenti e a nome di tutti i cittadini di Lissone, in rappresentanza di questa città. Questa occasione non è soltanto il giorno del ricordo e del ringraziamento, ma deve essere anche quello della riflessione per fare in modo che il passato, la storia, ci sia di insegnamento per il futuro.

 

Che sentimenti stiamo provando in questo momento? Siamo qui, nell'aula consiliare, nel luogo dove i rappresentanti della città, democraticamente eletti prendono le decisioni e scelgono con responsabilità il bene migliore per tutta la città.

 

Che cosa stanno pensando coloro che hanno fatto la guerra? Quello che mi colpisce sempre quando parlo con qualche persona che ha combattuto, che è stata deportata.. che ha vissuto, bambina, gli anni della guerra...è la voglia e il desiderio di raccontare, di far partecipe il mondo intero della sua storia,......oppure la voglia di stare in silenzio, in un angolo. Ma in tutte c'è la consapevolezza di avere vissuto un'esperienza così forte, sconvolgente, devastante che ha segnato tutta la vita e nessuna altra esperienza ha potuto eguagliare l'intensità di quella vissuta in guerra o scappando dalla guerra. Io sto ad ascoltarle volentieri e riescono sempre a commuovermi, a riversare dentro me un mondo che non conosco, improponibile, tanto da sembrare esagerato.

 

Forse ora molte delle persone qui presenti staranno pensando agli amici persi sui campi di battaglia; per alcuni i nomi scritti sulla lapide hanno un volto; per altri il periodo di internamento è ancora vivo.

 

Chissa quante volte avranno ringraziato il caso, la buona sorte, che li ha sorretti e che li vede ancora qui a ricordare quanti non ci sono più.

 

Noi oggi non vogliamo usare paole retoriche. Non abbiamo mezzi blindati per le strade, uomini in divisa che imbracciano fucili, non abbiamo allestito un palcoscenico che nasconda la cruda realtà della guerra, una realtà fatta di conflitti e distruzione.

 

Quanto sia feroce la guerra lo sanno bene ora i soldati e le popolazioni in Afghanistan, Iraq, Somalia, Libano, Libia....e in tanti teatri di conflitto dove al centro ci sono interessi economici.

 

Lo sanno bene le popolazioni civili che vivono accanto ad istallazioni militari.

 

Lo sanno bene i familiari di chi è tornato a casa in una bara avvolta nel tricolore.

 

Lo sanno bene chi torna dalle zone di conflitto portando segni e ferite, e lo sanno i figli privati dei padri.

 

Allora, partendo da questa esperienza che stiamo vivendo oggi e dal significato profondo del monumento che oggi abbiamo onorato, prendiamo atto delle conseguenze della guerra per trarne un insegnamento, per ribadire l'assoluta necessità di lavorare per perseguire una società di diritti, utilizzando non le armi, ma impegnandoci in forme di ricerca non-violente, nel dialogo e nel confronto continuo.

 

Eroi per la pace o vittime della guerra?

 

Noi vogliamo essere operatori di pace, porre la solidarietà al posto della violenza, la vita al posto della morte. 

 

Oggi in Italia, stiamo vivendo un periodo di disorientamento, una fase di fragilità delle istituzioni, di crisi economica e sociale. Periodo in cui sembra che la politica e le istituzioni siano lontane dai cittadini; non sappiamo più interpretare i bisogni reali.

 

Credo sia necessario e urgente ricostruire una "cultura di valori", partendo anche dalla memoria, anche dalle celebrazioni che devono avere lo spessore di un messaggio al futuro.

 

Grazie a chi ha organizzato questa celebrazione, a chi ha partecipato....

 

Grazie a chi ci consegna il racconto della propria vita e della propria sofferenza, mantenendo uno sguardo limpido.

 

Grazie a quei nomi scolpiti nella pietra, che stanno lì a tenere vivo il ricordo, ad indicarci la strada, lapidi che sono parte della nostra città.

 

E a noi che torniamo a casa più arricchiti dall'incontro di oggi, auguriamo di avere sempre lo stato d'animo di accogliere le parole cariche di ricordi e dal significato profondo.

 
Ultima Modifica: 03/12/2012