Diario in Comune

 

1 luglio 2016

Fiori d'arancio & fascia tricolore

 

Una coppia che si unisce in matrimonio, una famiglia che nasce.

Mi capita spesso,nel corso dell'anno, di celebrare matrimoni con rito civile.

Mi trovo davanti molto spesso coppie che incontro per la prima volta, delle quali conosco preventivamente solo il nome e la data di nascita. A volte sono coppie giovani, altre sono coppie più adulte che hanno alle spalle un lungo periodo di convivenza o sono passate da separazioni e periodi di solitudine.

Per tutte c'è la volontà espressa di sancire la loro unione.

L'atmosfera è quella informale ma intima della Sala Giunta. Indosso la fascia tricolore, rappresento lo Stato italiano. La sala-luogo della celebrazione, per legge, deve rimanere " aperta al pubblico" perché ciò che si sta svolgendo è un atto pubblico, rivolto al mondo e alla comunità di appartenenza: tutti  lo devono conoscere e possono partecipare alla gioia di una coppia che rende evidente il proprio progetto di vita.

Gli sposi salgono al primo piano del Municipio. I loro volti, carichi di emozione, raccontano l'amore verso il coniuge. Occhi che parlano, sguardi che dicono.  Mi rendo spesso conto che soprattutto in un momento come questo, pensato e preparato in ogni dettaglio, ogni persona manifesta ciò che è e la stanza si riempie di tensione, preoccupazione, gioia, tenerezza, silenzi, parole che si bloccano in gola, mani che si cercano , sorrisi.

Nel 2015 sono state 58 le coppie che hanno scelto di "sposarsi in municipio", l'anno precedente erano state addirittura 140. Di queste, più della metà riguarda coppie italiane.

Rispetto alla cerimonia religiosa, sposarsi in Comune è più breve. La sposa è, quasi sempre, in perfetto orario. A volte capita che gli sposi sono accompagnati solo dai testimoni e dai genitori o dai figli.

A me Sindaco, ma anche agli assessori, è chiesto di ricordare gli articoli del Codice civile 143, 144 e 147 che riguardano i doveri coniugali.  Sono articoli scritti con cura nei quali ogni parola ha un peso grande: devono essere capiti da ogni coppia che si sposa in Italia che sia essa italiana o straniera. Devono "andare bene " per tutti.

Difficile compito quello del legislatore. Ci sono delle parole forti e speciali; si parla di reciprocità, di fedeltà, di impegno verso la famiglia, si  impongono obblighi, si racconta l'atteggiamento educativo e di affetto verso i figli che potranno far parte della famiglia.

Segue la classica domanda di rito: " Vuoi tu....", seguita dalla risposta degli sposi lo scambio degli anelli nuziali; la firma dei registri da parte degli sposi e, quindi, dei rispettivi testimoni. 

Ecco che una nuova famiglia è nata. In quei momenti, sono felice. Per loro, ma anche per la collettività. Unirsi in matrimonio, al giorno d'oggi, non è semplice. Chi lo fa esprime coraggio.

Al termine della cerimonia, mi piace concludere con un breve discorso augurale.  Voglio che per marito e moglie, quegli attimi siano l'inizio di un rinnovato e duraturo cammino.

Sposare le persone è un onore che ho avuto sin dal primo giorno del mio incarico. Ho visto tanti uomini e tante donne unirsi in famiglia in mia presenza. Mi sento orgogliosa di avere l'occasione, a nome della Città e dello Stato, di essere strumento che rende possibile  e concreta una scelta importante e decisiva. 
 
Tanti di loro, mi capita di rivederli in giro per strada. Qualche coppia passeggia con un passeggino in cui c'è il frutto del loro amore. 

Ecco che il sorriso prende il sopravvento. Mi fermo, saluto. Mamma e papà si ricordano di chi li ha sposati, io mi ricordo di loro. Nessuno è semplicemente un numero.

Qualcuno al termine della cerimonia si ferma, mi ringrazia, sorride e piange dall'emozioni. Ho provato a ricevere, come piccolo gesto di ringraziamento, un mazzo di fiori da parte degli sposi. Li ho custoditi con gioia, testimonianza viva e colorata di una famiglia felice.

 
Foto di due sposi
 

 
Ultima Modifica: 21/09/2017